Introduzione
Per quanto possa sembrarvi assurdo, la regina dei morti, Hel, mi ha spinto a creare quest’articolo, era un contratto ufficiale, nel quale aveva ordinato: “Scrivi del Re e della Regina degli elfi… presentati al cospetto della Regina”.
Al mio risveglio ero sudata, portavo nel petto un’angoscia atroce con un forte senso di urgenza. Ho ovviamente accettato il contratto, ma pensai:
“Gli elfi? Perche la Regina dell’oltretomba è intenzionata a farmi scrivere di creature magiche che oggi si trovano nei più disparati fantasy? Devo essere impazzita”.
Iniziata la ricerca, rivalutai completamente quella che credevo una mera follia, ma partiamo con calma, per arrivare agli elfi e la loro origine, dobbiamo parlare inevitabilmente dell’antico culto dei morti e dei tumuli funerari.
Il Culto Dei Morti
Nella letteratura norrena antica, le fonti che abbiamo sul culto dei morti, riguardano maggiormente la sepoltura, piuttosto che la cremazione, specialmente in Norvegia e Svezia. L’Islanda, nonostante sia una buona fonte, ha una storia più recente, è partita come una colonia con credenze norrene antiche, ma con la rapida introduzione del cattolicesimo cambiò il modo di vedere l’aldilà o di come i morti erano posti nelle tombe. La Norvegia e la Svezia, invece, mantennero il paganesimo per migliaia di anni prima della diffusione del cristianesimo, lasciando più informazioni sul culto dei morti e degli antenati all’interno della religione norrena.
Le fonti ci suggeriscono che in epoca pagana, in Scandinavia, si credeva nella continuazione della vita nel tumulo funerario e vi era uno stretto rapporto tra vivi e morti.
I morti, come Grímr e Re Hálfdan erano venerati con offerte di doni e sacrifici, poiché si credeva che avessero un potere benefico, portando fortuna e prosperità.
La popolarità di Re Hálfdan, il cui regno fu benedetto da stagioni favorevoli e la conseguente abbondanza di raccolti guadagnando così la fiducia del popolo. Dopo la sua morte, il corpo fu trasportato immediatamente a Hringaríki (l’attuale Ringarike in Norvegia) per essere sepolto, affinché le benedizioni di fertilità del suo regno potessero continuare dopo la sua morte, tuttavia, molti uomini influenti di diversi distretti, desideravano il re per seppellirlo nelle proprie terre, per assicurarsi stagioni prospere, quindi il corpo fu diviso e ogni pezzo del re seppellito in tumuli funerari diversi, in modo che tutti potessero gioire della sua influenza benefica e fargli sacrifici. Notiamo qui la connessione diretta tra il corpo del morto e la fertilità della terra.
La Censura Cristiana
Re Olaf sognò una terribile pestilenza che si abbatteva sul suo popolo, ordinò dunque la costruzione di un tumulo, dove sarebbe stato posto una volta morto, così che le persone potessero portare doni e onorarlo, favorendo la fertilità ed esorcizzando la pestilenza, ma quando i cristiani scrissero la sua storia, la modificarono e aggiunsero righe attribuendole al Re stesso. In queste aggiunte, il “Re” avvertiva il popolo che dopo la costruzione del suo tumulo nessuno avrebbe dovuto continuare la tradizione sia i sacrifici che la fiducia riposta nei morti doveva cessare, facendogli affermare che i morti non avevano alcun potere di aiutare i vivi, e aggiungendo che fosse una pratica malvagia.
La sua storia inizia con la tradizione pagana del culto dei morti per prevenire la carestia e in seguito, ritoccato dai cristiani, il Re fa un discorso completamente diverso, contraddicendosi.
Il compilatore cristiano, non è riuscito a restare imparziale, preoccupato forse per le tracce religiose pagane, arrivando a far spiegare che la morte è cattiva e che adorare i morti, causa danni, affermando inoltre che se la gente continuava a sacrificare ai morti, questi diventano troll.
Il disperato tentativo cristiano di distorcere il culto attivo dei morti in Scandinavia e del tumulo funerario legato alla fertilità della terra, ci fa intuire che questa credenza fosse molto diffusa.
La gente costruì comunque il tumulo per Re Olaf, facendogli sacrifici per ricevere abbondanza, e da allora fu nominato Olaf Geirstaðaálfr (Elfo di Geirstad).
Re Olaf, dopo la morte diventa dunque un elfo. È interessante notare che nel Grímnismál, si dica che Freyr è il signore di Álfheimr, la terra e il reame degli elfi (Álfar).
Il Re Degli Elfi
Adamo di Brema, affermò che gli svedesi, creavano dèi da uomini mortali e li adoravano dopo la morte. Il che è interessante visto che il dio degli svedesi è Freyr.
La tradizione del culto dei morti, all’interno dei tumuli funerari, ha una rapida transizione: dall’adorazione della persona conosciuta, alla venerazione del tumulo stesso, simbolo fisico, del culto e della fertilità legata ai morti.
Con il tempo scordavano chi fosse sepolto, ma continuavano a fare sacrifici al tumulo per la fertilità, come successe con il dio Freyr, nella saga di Ynglinga.
Freyr, inizialmente era un leggendario Re mortale, il cui regno fu contraddistinto da pace e abbondanza, prosperità e fertilità. Alla sua morte, fu seppellito a Uppsala, dove si tenevano celebrazioni in suo onore.
Freyr fu segretamente sepolto in un Howe, un grande tumulo funerario e la collina che conduce agli inferi, al mondo sotterraneo, dove vivono entità sovrannaturali che propiziano la fertilità della terra intorno ad essa.
Nella saga di Óláfr Tryggvason vi sono più dettagli, oltre a raccontare di aver seppellito Freyr in un possente tumulo, è anche narrato che le persone offrivano figure di legno a Freyr, costruendogli nel tumulo persino porte e finestre, per continuare a versarvi le tasse: oro, argento e rame.
Credevano che Freyr dimorasse lì e fosse vivo e per tre anni fecero offerte, poi compresero che era morto, ma non smisero di lasciargli offerte e chiamarono Freyr il loro dio. Nell’ Edda in Prosa, si parla di Re Helgi e di sua figlia, venerati come dei con sacrifici in oro e argento ai loro tumuli funerari, a cui Jarl Hákon era devoto.
Gli Elfi e Spiriti dei Morti
Nel folklore scandinavo, gli elfi infestavano le colline, acquisendo anche il nome di Huldufolk (popolo nascosto). Erano spiriti della terra che dimorano nei tumuli funerari (le colline artificiali e dimore dei morti).
Freyr e gli Álfar (gli abitanti del tumulo), propiziavano la fertilità, perché vivendo nella terra, il loro potere era strettamente legato a essa.
Otto Emil Birkeli, afferma che gli elfi erano originariamente gli spiriti dei morti, quindi, gli abitanti originari dei tumuli funerari che in seguito divennero elfi, spiriti del luogo che influenzavano le aree circostanti, come abbiamo visto con Olaf Geirstaðaálfr. Inoltre ipotizza che gli spiriti dei morti erano chiamati “bianchi” perché sepolti con abiti bianchi o più probabilmente, perché purificati dalla morte e quindi, di nuovo innocenti.
La palrola Álfar deriva dalla radice proto-indoeuropea *albh-, che significa appunto bianco, collegando gli elfi alla luce o a una condizione di splendore.
Essi attendevano l’opportunità di rinascere nella stirpe vicino al tumulo, dietro al recinto che separava il mondo dei vivi (che stava fuori dalla tomba) da quello dei morti (la zona all’interno del recinto) la terra degli elfi, dove gli alberi non erano tagliati e dove gli animali non pascolano.
Gerðr, la moglie del dio Freyr, il cui nome dall'antico norreno garðr significa "recinto", "protezione" o "spazio chiuso", potrebbe indicare anche questo confine sacro che non separa solo la vita dalla morte, ma che protegge il grembo stesso della terra, dove l'apparente oscurità della tomba custodisce il segreto della rinascita.
Sedersi Sul Tumulo
Nella stregoneria moderna Islandese, diversi rituali richiedono di sedersi sui tumuli funerari o nei crocevia, persino nelle celebrazioni private, all’interno dell’ambiente domestico era consuetudine sedersi sul tumulo dei propri antenati.
In archeologia, vi sono diversi casi di tumuli del periodo delle migrazioni che non sono arrotondati in cima, aventi l’aspetto di una piattaforma, come quelli di Husby e Old Uppsala. Sepolture appiattite nella cima con una leggera pendenza, che ricordano una sorta di palcoscenico, dove l’azione sarebbe stata visibile a chi si trovava sotto. Le pietre mese in cima ai tumuli formano un sedile dove sedersi, forse per eseguire un rituale o per le celebrazioni.
Molti dei tumuli scandinavi sono posti in prossimità delle assemblee locali o þing, suggerendo che fossero destinati ad alcune cerimonie pubbliche.
Nella letteratura norrena antica, abbiamo re o i loro figli, seduti sul tumulo funerario ad attendere che il loro diritto di successione gli venisse trasmesso, come nel caso di Björn nel flateyarlbók, un ragazzo di dodici anni figlio di Re Olaf che per tre primavere si siede sul tumulo funerario del padre, per acquisire il titolo di re, ma vi sono altri esempi come þorleifr Spoki nella saga Hallfredar.
Saxo Grammaticus menziona invece che Re Hatherus emanava diritti dalla cima di un tumulo funerario e persino nella mitologia norrena, il re dei giganti, þrymr è seduto su un tumulo a Jotunheim, altri esempi simili li troviamo nella saga di Hjálmðérs o di Göngu – Hrólfs. Abbiamo dunque, una serie di racconti norreni dove i re, i lori figli o figure di grande potere, sedevano in cima ai tumuli per riceve o impartire benedizioni e pronunciare discorsi o decreti, ricordando la pratica del Seiðr.
La Partica del Seiðr
Il Seiðr, è il nome dato al rito di divinazione a cui la völva prendeva parte. Essa sedeva su un seggio rialzato da terra chiamato Seiðhjallr (piattaforma del Seiðr) mentre una alla volta, le persone la raggiungevano per ricevere la sua saggezza o le parole della sua profezia. Possiamo pensare che sedesse su questa piattaforma, per “osservare” ciò che gli uomini non vedono. Abbiamo l’illustrazione del Seiðhjallr, su un arazzo del IX secolo, dalla sepoltura navale di una völva o sacerdotessa di Freya, a Osberg, in Norvegia.
C’è una curiosa somiglianza con il torno del grande þulr della mitologia norrena e del dio Odino, un’altra figura di grande potere e saggezza, che dal suo alto torno Hliðskjálf, aveva il potere di osservare tutti i nove Regni.
Le Benedizioni dei Morti
In Flateyjarbók, nella saga di Ólafs Triggvason, si narra di HallBjörn, un pastore che era solito sedersi sul tumulo funerario del poeta þorleifr, componendo poesie in suo onore, nonostante non avesse doti poetiche. Un giorno si addormentò e nel sogno, il tumulo funerario si aprì e ne uscì il poeta, che si sedette accanto a lui, ringraziandolo per gli sforzi e volle fargli un dono. Non avrebbe trovato più difficile scrivere poesie, gli recitò un verso chiedendo al pastore di memorizzarlo, così una volta sveglio, sarebbe diventato un grande poeta.
HallBjörn svegliandosi, scorse il poeta che tornava al tumulo e ricordandosi il verso, divenne un grande poeta.
Questo è un ottimo esempio della pratica di sedersi in cima al tumulo per ricevere in sogno, benedizioni e saggezza.
Anche nelle storie e folklore irlandese vi sono molti riferimenti riguardo alla pratica di sedersi in cima ai tumuli funerari per entrare in comunione con il mondo soprannaturale e ricevere visioni, divinazione, conoscenza e profezie. Questa credenza appartenente sia al mondo celtico che norreno era così diffusa che se ne trovano ancora le tracce nella letteratura medievale, purtroppo sfocate, poiché le tradizioni religiose pagane sul culto dei morti e sui tumuli, a causa del cristianesimo, furono accantonate progressivamente.
Il Sitja Uti
La tradizione di sedersi sul tumulo però non scomparve, si trasformò nel “Sitja Uti” (sedersi fuori), un tipo di tecnica estatica e trans-corporea menzionata in alcune fonti, tra cui l’Heimskringla di Snorri Sturluson. Consisteva nel trascorrere la notte fuori sui sentieri, tra invocazioni ai poteri dell’oscurità, per rivelare segreti da entità sovrannaturali, è l’equivalente dell’ “uti – seta” nel folklore islandese.
È possibile che le origini di questa pratica, derivino proprio dal sedersi sui tumuli, e il “sonno” nominato in precedenza nelle antiche fonti, sia in realtà una tecnica estatica di comunione con l'invisibile per venire in contatto con gli abitanti dei tumuli e con gli antenati per ottenere conoscenza.
Lo sciamanesimo, infatti, nella maggior parte dei casi serve effettivamente ad acquisire informazioni dall’oltretomba e dal mondo degli spiriti. Quando il cristianesimo si diffuse in Scandinavia, il culto dei morti e dei tumuli fu proibito, ma trovarono un altro modo per praticare il “Sitja uti”: sedersi agli incroci, spesso associati ai sentieri dei morti, dove gli antenati defunti e altre entità spirituali s’incrociano potendo ottenere da loro conoscenza nascosta e saggezza segreta.
Elfi e Spiriti della Terra
I norreni, credevano che i morti nei loro tumuli funerari sarebbero diventati Álfar, elfi, spiriti della natura e della terra che dimorano all’interno delle colline vuote, permettendo alle persone di ottenere benedizioni e conoscenza nascosta, dai loro antenati o da altre entità spirituali, semplicemente dormendo sul tumulo. Nel folklore scandinavo, come abbiamo visto, gli elfi sono connessi ai tumuli funerari, anche nelle saghe è riportato di persone che sono state indirizzate ad andare ai tumuli per guarire, mentre erano in vita, poiché gli Álfar (gli elfi) hanno il potere di guarire ferite gravi, purché porti loro un sacrificio.
Álfablót
In una varietà di poemi dell’Edda, gli elfi sono rappresentati come esseri di una diversa razza, associati agli Asi o i Vanir, una razza separata dagli dei, ma che cammina liberamente fra loro. La concezione degli elfi come esseri di magia e grande potere, associati persino al divino, sembra abbia una percezione più antica, degli elfi come abitanti del tumulo funerario: gli spiriti dei mori, che diventavano spiriti della terra benefici e risiedevano nel tumulo o nelle colline sacre cui il popolo sacrificava per ricevere effetti benefici, in altre parole, la celebrazione dell’Álfablót, che entra nel panorama religioso degli antenati, venerando gli elfi come entità ancestrali, che risiedono nel tumulo, all’interno della proprietà di ogni famiglia, una celebrazione dunque privata, riservata alla famiglia e i suoi antenati, agli estranei non è possibile partecipare, infatti, in un racconto della celebrazione dell’Álfablót (sacrificio agli elfi), nella Heimskringla, quando il poeta Sigvat visita una fattoria in Svezia, gli viene negato l’ingresso alla fattoria e non gli viene offerta ospitalità, perché la famiglia sta tenendo un sacrificio agli elfi.
L’Origine degli Elfi: Spiriti della Terra
Nei poemi Eddici, gli elfi iniziano a essere associati agli dèi, forse un cambiamento di mentalità sotto l’influenza cristiana, Re Olaf, a un certo punto, infatti, da entità spirituale elfica, diventa “Olaf il sacro”, rappresentato come rinato nel mondo dei vivi, mantenendo il concetto di rinascita pagana, ma facendo parallelismi con i miti cristiani, ecco perché iniziamo a vedere gli elfi collegati agli dei.
In origine forse non era così, per i pagani norreni, l’elfo era la rappresentazione effettiva della rinascita del defunto. Non si manifestava in carne e ossa, come percepito dai cristiani, ma diventava uno spirito della terra, un’entità diversa, ecco la concezione della rinascita nel panorama pagano dell’Europa settentrionale, la nozione animistica in cui la morte è meramente fisica, ma la verità è che la vita è eterna, perché il defunto o l’abitante del tumulo funerario, attraversa un processo di trasformazione, per divenire uno spirito ancestrale nella categoria degli elfi, ovvero, gli antenati che restano collegati ai loro tumuli funerari, la loro dimora, ascendendo alla categoria di “spiriti della terra”.
Un elfo è quindi un antenato che diventa uno spirito della terra e vive nel tumulo funerario, un Álfr (elfo). È invece diverso per il Draugr, che rappresenta il cadavere animato, un’entità fisica, l’abitante del tumulo “in persona”, non è uno spirito della terra, ma l’entità spirituale che abita il cadavere.
Il Culto degli Elfi
All’interno del culto dei morti e legato ai tumuli funerari, sembra esserci stato il culto degli elfi, associato al dio Freyr, il loro signore.
Tutto ciò faceva parte del culto degli antenati. Nel Grímnismál, ciò che conosciamo di Freyr è l’associazione alla fertilità e ai morti. In Svezia e in altre parti d’Europa, le affascinanti “coppelle” sulle rocce chiamate älvkvarnar (mulini elfici) ci danno qualche indizio sul culto della fertilità associato ai morti che diventano elfi. Queste tombe vanno dall’età della pietra fino all’età del ferro, con una lunga tradizione di offerte poste in queste cavità artificiali per ingraziarsi gli elfi. È possibile che originariamente, questa tradizione fosse associata a un culto della fertilità verso la terra, ma poiché la credenza nella preistoria cambia, con la costruzione di tumuli e tombe terrene sia stato aggiunto al culto della fertilità quello dei morti, e poiché i defunti dimoravano nella terra iniziarono ad essere associati alla fertilità (almeno durante il Neolitico), formandosi l’idea che essendo la terra il grembo della vita e il tumulo ricordava appunto il grembo materno, i morti sarebbero tornati al grembo della terra per rinascere, forse per questo nelle tombe preistoriche, i defunti venivano posti in posizione fetale.
Ecco la possibile spiegazione tra l’associazione tra terra, morti, fertilità e rinascita, che spiegano i resoconti precedenti come quello di Olaf Geirstaðaálfr. Il tumulo funerario rappresenta dunque il grembo della terra e dimora dei morti, in cui avviene la trasformazione in spiriti della terra, Álfar (elfi) propiziando la fertilità. Ecco perché era costruito all’interno delle proprietà di una famiglia, dove era coltivato il terreno.
Tumulo: Morte e Appartenenza
Nel Neolitico, venivano sepolte le generazioni in un tumulo funerario e ciò indicava a chi appartenesse una determinata terra, diventando la dimora ancestrale di una famiglia.
Nelle fasi primordiali del mondo greco-romano, il culto degli antenati coinvolgeva e ruotava attorno alle tombe dei membri defunti della famiglia, cucinando vicino alle tombe e lasciavano offerte agli antenati, dando in seguito inizio al culto dei Lari e dei Manen, spiriti guardiani ancestrali.
Nell’antica Roma, infatti, la ragione legittima per cui una proprietà apparteneva a una specifica famiglia era perché all’interno di quei terreni vi erano sepolti i loro antenati, lo stesso accade in Scandinavia, con i tumuli funerari all’interno delle proprietà di una famiglia e il culto domestico agli antenati, l’Álfablót.
Il Sole e Gli Elfi
Gli elfi sono associati a Freyr ed entrambi sono collegati al sole. Il Gylfaginning dice che Freyr controlla la pioggia, il sole e la fertilità della terra. Il sole nelle fonti è spesso chiamato Álfröðlull (la grazia degli elfi).
Accanto ai fori a forma di coppelle sulle pietre che ricordavano l’utero e legati al culto della fertilità della terra, durante l’età del Bronzo furono aggiunti cerchi, anelli, spirali e figure assimilabili al sole: la personificazione del potere divino della fertilità.
Nel panorama religioso e di fede preindoeuropea, sia il sole che la terra, erano già collegati come rappresentazioni del potere divino della fertilità. Iniziando dunque ad associare questi solchi alla ruota solare, potrebbe essere questo il motivo per cui gli elfi furono associati alla luce e al dio Freyr, un dio della fertilità legato sia al sole sia alla terra.
Giunti fino a qui, inizierete anche voi a comprendere il motivo di tanta urgenza da parte di Hel di farmi iniziare questa ricerca, abbiamo visto l’origine degli Álfar: gli spiriti dei morti, trasformati nel tumulo funerario in spiriti della terra, che propiziavano la fertilità e offrivano benedizioni a chi sacrificasse loro, ma se il Re o Signore degli elfi, in base anche alle fonti che oggi possediamo, è Freyr, chi era la loro regina?
Arrivati alla fine di questa ricerca, l'enigma che ha squarciato il mio sonno trova finalmente una risposta e l'angoscia atroce che ho avvertito al risveglio, non era altro che il richiamo urgente di una memoria ancestrale quasi del tutto cancellata che reclamava il diritto di essere ricordata.
Hel, non mi chiedeva di scrivere di creature fatate con orecchie a punta, ma pretendeva che fosse infranto il fantasy moderno e la censura millenaria del cristianesimo, per restituire ai suoi sudditi la loro vera essenza. Gli elfi sono i nostri antenati, padri e madri della stirpe che, deposti nel grembo materno del tumulo, hanno attraversato la sacra trasformazione da spoglie mortali per divenire spiriti della terra.
Abbiamo alzato il velo e ridato dignità al popolo dimenticato e con questo, mi presento al cospetto della Regina, onorando il contratto.
Heil Hel Deya Grima!
Niki
Anno Domini 2026
Fonti:
Deutsche Mythologie - Jacob Grimm
The Road to Hel: A Study of the Conception of the Dead in Old Norse Literature - Hilda Roderick Ellis Davidson
Norse Mythology: A Guide to Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs - John Lindow
Dictionary of Northern Mythology - Rudolf Simek
Démons et génies du terroir au Moyen Âge - Claude Lecouteux
Fedrekult i Norge - Otto Emil Birkeli
Norske jottaveisler - Otto Emil Birkeli